Il percorso: provincia di Gorizia

La Rocca di Monfalcone


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La rocca di Monfalcone


Zona: pianura
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La Rocca sorge sulla sommità del Monte Falcone, (dato al luogo per la sua posizione strategica ed anche perché frequentato da questi rapaci) da cui prende il nome la cittadina sottostante, famosa per i cantieri navali. Il sito fu certamente sede di un castelliere e in seguito trasformato dai Romani in vedetta a guardia della Via Gemina, che da Aquileia portava a Tergeste, ma nell'ultima fase dell'impero fu costantemente sotto la minaccia delle invasioni barbariche La rocca vera e propria pare sia stata edificata da Teodorico, re degli Ostrogoti, che nel 409 sconfisse l'imperatore Odoacre nella battaglia dell'Isonzo. In seguito vi si insediarono i Longobardi e poi i feudatari Franchi che fecero venire dalle rive della Sava e della Drava numerose famiglie di coloni slavi perché lavorassero e mettessero a coltura le terre sterili e abbandonate. Passata sotto il dominio del Patriarcato di Aquileia, la Rocca fu oggetto di contesa fra il Patriarca e il conte di Gorizia fino al 1420, anno della conquista di Monfalcone da parte della Repubblica Veneta Dal 1471 al 1477 la linea difensiva dell'Isonzo venne nuovamente messa dura prova dalla pressione dei Turchi, ma la rocca di Monfalcone costituì sempre un valido baluardo e un provvido rifugio agli scampati. Per la particolare posizione strategica della Rocca, che le valse l'appellativo di "occhio della Patria del Friuli", la Serenissima, durante il suo lungo dominio, provvide costantemente a rinforzarne le difese: le mura vennero riparate e dotate di parapetto, i fossati ripristinati; fu atterrato l'antico manufatto centrale ed edificata una massiccia torre quadrata; la guarnigione accresciuta. Alla fine del XVI secolo la fortezza perse la sua funzione di difesa, anche a causa della costruzione della fortezza di Palmanova, e divenne un semplice luogo di vedetta ai confini orientali della Repubblica. Con il Trattato di Campoformido del 17 ottobre 1797, la Rocca passò alla casa d'Austria, sotto cui rimase fino alla prima Guerra mondiale, quando, il 9 giugno 1915, venne occupata dalle truppe italiane. A causa delle dure battaglie che si combatterono in questo importante settore del fronte, venne gravemente danneggiata durante la prima guerra mondiale e venne restaurata tra il 1950 ed il 1955. Dal 30 marzo 1970 è sede del Museo Speleo-Paleontologico, nel quale trovano esposizione oltre diecimila reperti di carattere storico-scientifico. Di quell'antico sistema difensivo è rimasta una cinta muraria difensiva di forma circolare (delimitata dai resti di un castelliere preromano) al cui interno si eleva la torre quadrata Il torrione si divide in tre piani, che ospitano locali angusti al fine di garantire una difesa totale anche da parte di pochi assediati; tra il mastio e la cinta si trovavano un ballatoio coperto e i locali destinati alla guarnigione, mentre nel cortile sono ancora visibili due pozzi-cisterna realizzati in epoche diverse, uno dei quali attinge ad un serbatoio interno in cui si raccoglieva l'acqua piovana In alto, su un lato della Rocca, campeggia il Leone di S. Marco con il libro del Vangelo aperto, testimonianza del passaggio sotto il dominio della Repubblica di Venezia.

La Rocca è sempre visitabile dall'esterno; all'interno è ospitato il Museo Paleontologico, aperto negli orari sotto indicati:
da settembre ad aprile: tutti i giorni festivi (eccetto i giorni di Natale e Pasqua) dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 14,00 alle 17,00
da maggio a luglio: tutti i giorni festivi dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 16,00 alle 19,00

Il Castello di Gorizia


Zona: città
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Il Castello di Gorizia (dallo sloveno gorìca, che significa “monticello”), risalente al secolo XI...

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Il castello di Gorizia


Zona: città
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Il Castello di Gorizia (dallo sloveno gorìca, che significa “monticello”), risalente al secolo XI, domina la città e il territorio circostante. Sul colle, in epoca romana, fu forse insediato un posto militare di vedetta e segnalazione, ma le prime strutture del castello sono dell'XI secolo e risalgono quasi certamente al periodo dell'imperatore Ottone III di Sassonia. Successivamente, nel 1117, passò al casato degli Eppenstein, che nel 1060 compaiono con il titolo di conti. È probabile che inizialmente una serie di strutture difensive come un terrapieno, un fossato, una palizzata avessero preceduto la costruzione di un torrione o mastio di pietra, il quale fu ampliato ulteriormente durante il XIII secolo con l'aggiunta di un palazzo signorile e un edificio di due piani. In questo stesso periodo era sicuramente presente un borgo (quello che le fonti medievali citano come “terra superiore”, in cui si svolgevano le funzioni amministrative e giudiziarie) al di fuori della palizzata provvisto a sua volta di una barriera difensiva; i residenti avevano l’obbligo di costruire le case esclusivamente in muratura e di difendere il castello in caso di attacco. Con il passare del tempo il castello venne reso sempre più atto alla difesa, mentre i Conti accrescevano il loro prestigio politico e militare ed allargavano i propri domini fino in Alto Adige e in Istria. Sul finire del 1340 il patriarca Bertrando di San Genesio tentò di occupare Gorizia e di espugnare il castello; ma a causa dell'inclemenza del tempo, il giorno di Natale fu costretto a togliere l'accampamento e a guidare i suoi militi verso Belgrado e Latisana. Le alterne vicende militari e familiari e le diverse alleanze portarono la contea nell'orbita dell'Impero, cosicché nel 1500, alla morte di Leonardo, ultimo conte di Gorizia, il feudo fu assunto da Massimiliano I di Asburgo imperatore del Sacro Romano Impero il quale, pur rinforzandone le difese, nel 1508 perse la fortificazione e il territorio che caddero nelle mani della Repubblica di Venezia, seppur per un breve periodo. Durante la guerra tra la Francia e l'Impero il castello fu occupato alternativamente dai due eserciti; nel 1813 vi si insediarono di nuovo gli Austriaci, che vi rimasero fino alla fine del primo conflitto mondiale nel corso del quale fu gravemente danneggiato. Nel corso delle sue turbolente vicende storiche e dei numerosi rimaneggiamenti a cui fu sottoposto, il maniero, perdette progressivamente il suo aspetto medievale. Negli anni ’30 del secolo scorso fu oggetto di un restauro filologico che restituì all'edificio la pianta pentagonale e l'aspetto complessivo che lo caratterizzavano nel XVI secolo. Il cuore del castello è la Corte dei Lanzi (ovvero delle guardie armate che prestavano servizio presso il signore), il cortile centrale in cui è ancora possibile vedere i resti del vecchio torrione dell'XI secolo, demolito nel corso del Cinquecento perché troppo vulnerabile alle artiglierie, e il grande pozzo per l'approvvigionamento idrico della fortificazione. All'interno delle possenti mura, sorvegliate da sei torri semicilindriche, i vari ambienti del castello conservano i mobili e le suppellettili originali: la piccola sala da pranzo e la cucina arredate con tavoli, credenze e stoviglie tardomedievali; la sala dei Cavalieri , che ospita il Museo del Medioevo Goriziano, dove si trovano interessanti riproduzioni artigianali delle armi bianche usate in quel periodo; la Sala del Conte, e il Salone degli Stati Provinciali; la Sala della musica, che accoglie perfette riproduzioni di strumenti antichi di cui si possono ascoltare le melodie grazie a moderne tecnologie; la piccola e preziosa cappella palatina dedicata a San Bartolomeo.

Orari: tutto l'anno dalle ore 10.00 alle 19.00 (chiusura settimanale: lunedì)

Il Castello di San Floriano


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Il colle su cui sorge il castello di San Floriano (dal nome di un legionario dell'esercito imperiale...

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Il castello di San Floriano


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Il colle su cui sorge il castello di San Floriano (dal nome di un legionario dell'esercito imperiale romano, che subì il martirio sulle rive del Danubio e il cui culto in Friuli, come protettore contro gli incendi, risale al VII secolo) fu certamente abitato fin dai primi secoli dell'era volgare, come comprovano i ritrovamenti di antichi resti di mura, monete e numerosi reperti di origine romana. Il castello fu un possesso patriarcale fin dal secolo XI, ma la prima citazione storica del sito si trova in un documento del 1170-1190 riguardante la badessa del monastero benedettino di Santa Maria d'Aquileia, a cui il maniero era all’epoca soggetto. I primi proprietari furono probabilmente i signori di Ungrispach, casato che risale almeno al 1180; venne ceduto nel 1520 ai nobili Vinciguerra Formentini di Cividale che provvidero ad effettuare i lavori di restauro per farne la propria residenza. Il castello faceva parte di un più ampio sistema difensivo imperiale che aveva come capisaldi Gorizia, Gradisca e poi proseguiva sul Collio con i castelli di Quisca, San Martino, Castel Dobra e altri, e fu coinvolto nella seicentesca guerra di Gradisca combattuta fra Venezia e l'impero nei primi decenni del XVII secolo. Nel 1616, per la sua posizione strategica, venne attaccato ed occupato dalle soldatesche albanesi guidate dai Veneziani, i quali ebbero poi modo di controllare agevolmente il passo tra il colle di San Martino e Gorizia: in quell’occasione, le truppe della Serenissima trovarono nelle cantine del castello anche “trecento botti di vino squisitissimo”. In un disegno realizzato nel 1609, il maniero risulta formato da un corpo centrale, abitazione del feudatario, abitazioni minori e la chiesa, circondate da mura merlate ed intercalate da robuste torri. Tramontata, durante il Settecento, la sua importanza militare, nel 1860 fu trasformato in residenza dal barone Giuseppe Formentini, ai cui discendenti spetta tuttora la proprietà. L'edificio ebbe a subire gravi danni durante le due guerre mondiali e della costruzione originaria restano alcuni tratti di mura con feritoie, l'accesso settentrionale e due torri cilindriche; all'interno della torre di guardia si trova un grande caminetto e ben conservata si presenta l'abitazione seicentesca dei giurisdicenti. All’interno del castello è stato allestito un "Museo del vino e della vita contadina", che espone reperti e materiali inerenti alla viticoltura (attrezzi agricoli per la coltivazione della vite, la produzione del vino e dei suoi derivati, bottiglie, fiaschi, documenti e foto) e che possiede una biblioteca specializzata.

Il Castello di Spessa (Capriva del Friuli)


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Il castello di Spessa (Capriva del Friuli)


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Il castello di Spessa (il cui nome è fatto risalire al latino “silva spissa” ad indicare la ricca vegetazione del luogo) fu realizzato intorno ad una torre dʼavvistamento costruita dai Romani e in seguito utilizzata anche dai Longobardi per la posizione strategica del luogo. Il crollo dell’impero romano decretò la decadenza di questi territori, tanto che, alla fine del IX secolo, i Patriarchi dʼAquileia fecero giungere molti coloni slavi per ripopolare le campagne desolate e incolte. Spessa ha vissuto diversi momenti storici importanti: nel 1420 fu dominio della Serenissima finché nel 1528 venne definitivamente attribuita agli Asburgo; fonti storiche confermano che nel XV sec. il castello era dimora dei Rausser de Ratscha, famiglia di stirpe germanica insediatasi a Gorizia nel ’400; nel 1575 entrò a far parte dei beni portati in dote dalla figlia di Giuseppe Rassauer, Giovanna, andata in sposa al conte Sigismondo della Torre-Valvassina. Nel corso dei secoli successivi la proprietà venne smembrata e ceduta a varie famiglie nobili del territorio fino a che venne acquistata dal triestino Rodolfo Voekl che decise di restaurare il castello su progetto dell'architetto triestino Ruggero Berlam, il quale operò secondo i canoni dell'architettura neogotica, di cui è esempio la torre merlata e la bifora centrale cinta dall'archetto in pietra policroma, annessa al corpo di fabbrica coronato da ricchi cornicioni. Un altro recupero architettonico fu realizzato dal senatore Salvatore Segrè, che aveva acquistato la proprietà nel 1925 e che vi ospitò illustri personaggi della politica e dellʼaristocrazia italiana. Durante la Grande Guerra, il castello di Spessa divenne sede del comando militare italiano (vi soggiornarono sia il Maresciallo Cadorna che il Maresciallo Diaz durante le loro visite al fronte del Carso), mentre nel corso della seconda guerra mondiale venne occupato dalle truppe tedesche che utilizzarono come rifugio e deposito il bunker realizzato negli anni ʼ30. Alla fine del conflitto, il figlio del senatore Segrè, Giorgio, trasformò la proprietà in unʼazienda vinicola. L’attuale proprietario è l’imprenditore friulano Loretto Pali. Nonostante la sua storia millenaria, e proprio a causa delle turbolente fasi storiche e dei conseguenti rimaneggiamenti, pochi sono gli elementi che permangono dell’originaria struttura del castello: i residui murari collocati nel versante occidentale dell’edificio e le suggestive cantine scavate nella roccia risalenti all’epoca medievale.


La Rocca di Cormons


Zona: collina
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L'abitato di Cormons è certamente di origine preromana, come dimostrano i numerosi...

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La rocca di Cormons


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L'abitato di Cormons è certamente di origine preromana, come dimostrano i numerosi reperti ritrovati in zona. Si presume che il toponimo derivi dalla parola celtica "carmo" che significa donnola, oppure da "kar" che significa roccia (da cui Carnia). Al tempo dell’impero romano esisteva sul monte Quarin un castrum che faceva parte della lunga catena di posti di segnalazione (eretta nel II secolo d.C., dopo le invasioni di Quadi e Marcomanni) che arrivava sino a Roma e che serviva a mantenere la continuità delle segnalazioni a base di fuochi, mentre durante il V secolo, il colle offrì probabilmente rifugio alle popolazioni locali in fuga dalle scorrerie dei popoli barbari. La rocca fu conquistata dai Longobardi verso la fine del VI secolo, ed è citata come "Castrum Cormones" da Paolo Diacono, insieme ai fortilizi di Nimis, Osoppo, Artegna, Gemona, Ragogna e Ibligine, che costituivano il un sistema difensivo longobardo contro l'invasione avara. Nel 628, n conseguenza della complessa controversia di carattere teologico-politico nota come “scisma dei Tre Capitoli”, il patriarca di Aquileia Fortunato trasferì a Cormòns, più sicura e non troppo distante da Aquileia, cui era ancora legata la titolarità della provincia metropolitica, la residenza del Patriarcato portando con sé i tesori sacri; Cormòns fu sede patriarcale per più di un secolo, dal 628 al 737, anno in cui il patriarca Calisto trasferì la sede a Cividale, sede dei duchi longobardi e centro di rifiorente vita cittadina. Da allora, e per molti anni, la rocca fu abbandonata divenendo ricettario di malviventi, ma offrì probabilmente riparo alle popolazioni durante le incursioni degli Ungari, tra IX e X secolo. Proprio in conseguenza di queste nuove invasioni, anche a Cormons, come in tutto il friuli, andavano costituendosi delle strutture difensive, dette cente, i cui resti sono tuttora visibili nella struttura urbanistica del centro storico. In seguito alla donazione fatta da Ottone II al patriarca Rodoaldo il castello sul Quarin divenne in seguito feudo della Chiesa aquileise e, per la sua importanza militare e in quanto prossimo a strade su cui riprendevano i traffici e i movimenti dei pellegrini, questa rocca fu sovente motivo di contese fra i Conti di Gorizia e i Patriarchi. Soltanto il 27 gennaio 1202 si giunse ad una pace firmata nella chiesetta di San Quirino; ma gli scontri continuarono sino al 1286 quando divenne incontrastato dominio dei goriziani a cui rimase sino al 1497, allorché fu ceduto con una permuta, a Massimiliano d’Austria che inviava a prenderne possesso Simone di Ungrispach, discendete di una famiglia che aveva già avuto beni nel luogo. Con il passaggio di tutta la Contea agli Asburgo nel 1500, Cormons vide accrescere la propria importanza strategica tanto che nel 1508 la rocca subisce l’ennesimo assalto da parte della Serenissima: Bartolomeo d'Alviano con 10.000 uomini dell'esercito veneziano la espugna e mette al sacco l’intero borgo il paese. Le difese murarie della rocca, che rappresenta una minaccia per il vicino confine della Repubblica Veneta, vengono abbattute; la demolizione viene successivamente continuata dai locali per ricavarne materiale da costruzione. Con alterne vicende Cormòns rimase dominio veneziano fino ai 1616, quando il 6 settembre, in seguito agli esiti della Guerra di Gradisca, torna in mano agli imperiali e viene abbandonato del tutto finendo in rovina. Lo stato attuale delle antiche difese offre ancora una testimonianza di quello che fu un passato di lotte e di contese: sono ancora visibili i fossati, le mura difensive, una parte del mastio e la rocca vera e propria.


Il Castello di Trussio (Dolegna del Collio)


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Il castello di Trussio (l'origine del nome è da ricollegarsi al termine indeuropeo trusin...

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Il castello di Trussio (Dolegna del Collio)


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Il castello di Trussio (l'origine del nome è da ricollegarsi al termine indeuropeo trusin, che significa canneto) è situato a mezza costa sul monte Ruttàrs, nel Comune di Dolegna del Colle. La sua origine è ignota, ma si suppone che a breve distanza dell’attuale castello esistesse una torre e che questa sia sorta non distante dal posto dove sorgeva una vedetta romana. La prima fonte storica risale al 1257, anno in cui il suo signore, Ghislardo di Fratta, dovette abbandonare il maniero conquistato da Mainardo, conte di Gorizia, in lotta col patriarca Gregorio da Montelongo; durante quel fatto d’arme, il castello venne incendiato, ma poco dopo, nello stesso anno, veniva riconquistato e ricostruito dai legittimi proprietari. Nel 1279 appartiene ai signori di Spilimbergo che si schierarono a fianco del patriarca contro il conte di Gorizia subendo così, nel 1364, durante l'invasione del Friuli ad opera di Rodolfo IV d'Austria, l'assedio da parte degli Udinesi. Alcuni anni dopo, nelle segrete del castello vennero rinchiusi alcuni villici, che durante il 1385 avevano tentato una resistenza armata contro il patriarca commendatario Filippo d'Alengon; i prigionieri furono poi liberati per intervento del loro generoso avversario Guarniero di Manzano. In seguito fu occupato e distrutto nel 1431 dalle truppe ungheresi che sostenevano lo spodestato Patriarca Ludovico di Tech, in lotta con Venezia. Venne riedificato e nuovamente danneggiato durante la guerra tra gli imperiali e la Repubblica Veneta nel 1511. Sulle sue rovine sorsero gli edifici più antichi della struttura odierna: lo spesso muraglione e le due torri poste ad Ovest. Gli Spilimbergo, pur attraverso vicende alterne, furono signori di Trussio fino al 1869.

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